La preparazione di un gemmoderivato deve tenere in considerazione tanti aspetti, da quelli qualitativi puramente vibrazioni a quelli in rispetto della natura e delle piante da cui verranno prelevate a mano le gemme o i meristemi.

Partiamo dall’abc: la raccolta negli orari balsamici della pianta. Occorre saper riconoscere le piante anche quando sono senza foglie e capire il punto giusto della “maturazione” delle gemme o dei meristemi a cui siamo interessati. Pertanto le gemme dovranno essersi ammorbidite, pronte a sbocciare, meglio un pelo aperte piuttosto che un po’ indietro. Occorre fare anche riferimento al fatto che la linfa inizia a salire e anche i rametti generalmente sono più fragili in quel momento. L’interno della gemma sarà tenero se proviamo ad assaggiarlo, ma questo confronto ha senso se anche i giorni prima abbiamo tentato la stessa cosa o abbiamo esperienza degli anni precedenti. Ogni gemma avrà poi caratteristiche sue, alcune saranno belle grosse, come quelle dell’Ippocastano, e magari anche molto appiccicose, come il Sorbo, mentre altre saranno minute, come il Prugnolo, e la raccolta anche di pochi grammi sarà un lavoro certosino che andrà fatto rispettando le piante senza “pelarle”.

Mediamente una pianta sopporta bene la raccolta se non si raccolgono più del 25% delle gemme e se non ci si accanisce solo sulle apicali più grosse. Spesso può essere utile una piccola potatura per ridurre lo stress alla pianta, che ricaccia poi con più vigore.

È indispensabile conoscere molto bene le piante e le loro varie parti, poiché di alcune vanno riconosciute le gemme dai boccioli floreali, o le gemme a legno dalle gemme miste, o i fiori femminili dagli amenti maschili. Per alcune piante, oltre alle gemme, vanno raccolte altre parti: i giovani getti di 1-2 massimo 3 cm a seconda della pianta; gli amenti, appena fuoriesce il polline; i boccioli prima della schiusa; le giovani radici di non più di un anno; la scorza di giovani radici; la scorza di ramo ancora verde, la linfa, ecc. Per imparare a riconoscere ogni tipologia ci vuole un po’ di occhio, senso pratico e, gradualmente, esperienza.

A raccolta avvenuta è il momento di realizzare la souche. Poniamo le gemme nella soluzione solvente composta da metà alcool e metà glicerina vegetale (o al limite miele), tutto preferibilmente bio. Il solvente è in rapporto 1:1 sul peso e si applica una diluizione di:

  • 1:10 per gemme, semi, giovani radici, scorza di radici e rami, boccioli
  • 1:4 per i giovani getti e gli amenti
  • 1:1 per la linfa

Ad esempio raccogliendo 10 grammi di gemme di Ribes le aggiungeremo a 100 grammi di solvente (composta da 50 grammi di alcool e 50 grammi di glicerina); oppure 10 grammi di giovani getti di Rubus idaeus li uniremo a 40 grammi di solvente e via discorrendo.

Si può poi usare un minipimer per sminuzzare il tutto e ottenere una migliore estrazione. Se si è lontani da casa si possono mettere subito le gemme in soluzione e poi sminuzzarle anche il giorno dopo. Si lascia poi in macerazione per 40 giorni in una zona al buio, agitando di tanto in tanto per facilitare il processo estrattivo. 

A tempo scaduto si torchia, va bene anche con uno schiacciapatate. Poi si fa decantare il tutto, chiuso nel suo vasetto, per un giorno, e poi se necessario si filtra, almeno la parte con sedimenti, utilizzando della carta da caffè, meglio se non sbiancata. Avremo così ottenuto la souche, detta anche madre del gemmoderivato, che può considerarsi utilizzabile per almeno 5 anni, se ben conservata. 

La prassi sarebbe poi quella di diluire ulteriormente questa souche per preparare la dose di utilizzo classico. Seguendo questa linea si può poi usare una soluzione di glicerina, alcool e acqua con i rapporti 5:3:2 come solvente. Volendo si può usare una soluzione senza alcool ma con più glicerina con rapporti 1:1 di glicerina e acqua vitalizzata, che avrà una stabilità più limitata nel tempo ma sufficiente certamente per compiere il ciclo di assunzione. Questi rapporti sono sempre basati sul peso.

Una volta ottenuta la miscela di solvente la uniremo alla souche con rapporto 9:1. Per esempio per 10 grammi di souche aggiungiamo 90 grammi di miscela solvente. Per semplificare questa operazione finale possiamo anche fare con i millilitri; quindi se in un cilindro mettiamo 10 ml di souche andremo ad aggiungere 90 ml di solvente. Una volta avvenuta la diluizione si può energizzare la soluzione eseguendo 100 succussioni, ossia agitando con forza il contenuto per 100 volte. Ricordiamo che anche prima dell’assunzione non è male agitare per qualche istante la boccetta.

 

La raccolta negli orari caldaici

Ogni pianta ha un giorno di riferimento durante il quale vede esaltati i suoi messaggi e la sua energia, grazie alla dominazione di un determinato pianeta. Le piante possono in realtà avere più di una dominazione ma si sceglie quella più rappresentativa in funzione dell’uso che faremo poi della pianta stessa. 

Nelle schede di ogni pianta che troverete a seguire viene indicato il pianeta dominante, che servirà per orientarsi sul giorno di raccolta o anche solo per capire meglio che tipo di energie muove il relativo rimedio. Ora vediamo come, all’atto pratico, sia possibile ottenere l’orario esatto della raccolta di ogni pianta.

In estrema sintesi l’orario migliore si condensa tra le 13,10 e le 14,10 quando siamo nell’ora solare e dalle 14,10 alle 15,10 quando siamo nell’ora legale. Per essere precisi, serve sapere l’orario in cui sorge e tramonta il sole, lo si divide poi per 12 e si ottiene il numero di minuti che formano l’ora caldaica di quel giorno. L’orario di raccolta, quindi, si rifà alla prima ora, cioè appena sorge il sole, oppure all’ottava ora, quando nuovamente si concentrano le virtù archetipali di quello specifico giorno. 

Esempio: venerdì 19 giugno 2020 il sole sorge alle 5,29 e tramonta alle 20,58. In questo lasso di tempo passano 869 minuti che vanno divisi per 12, ottenendo quindi 72 minuti per ora.

Facendo i calcoli si deduce:

  • 1a ora va dalle 5:29 alle 6:41 (venere)
  • 2a ora va dalle 6:41 alle 7:53 (mercurio)
  • 3a ora va dalle 7:53 alle 9:05 (luna)
  • 4a ora va dalle 9:05 alle 10:17 (saturno)
  • 5a ora va dalle 10:17 alle 11:29 (giove)
  • 6a ora va dalle 11:29 alle 12:41 (marte)
  • 7a ora va dalle 12:41 alle 13:53 (sole)
  • 8a ora va dalle 13:53 alle 15:05 (venere)
  • ecc.

In questo modo possiamo pianificare la raccolta delle gemme che ci interessano nel giorno più affine a quella pianta, cercando ovviamente di far combaciare tempo balsamico e orario caldaico. Non sempre fila tutto così liscio, perché può esserci un giorno di pioggia o perché ci accorgiamo che lo sviluppo vegetativo avanzerebbe di troppo in una settimana, infatti il fitocomplesso in queste metamorfosi di stadio evolutivo può cambiare qualitativamente. Pensiamo ad esempio a un seme che viene fatto germogliare e che in pochi giorni sviluppa altri principi al suo interno. Se ci appassiona questo sincronismo, quando un dato giorno non è possibile la raccolta, si può inseguire la dominazione andando a cercare in un altro giorno ciò che ci serve. Quindi se la prima ora è la medesima del nome del giorno, la seconda sarà un altro. Nello specifico occorre tornare indietro di due giorni ripetendo questo calcolo per le ore successive, cioè se la prima ora di lunedì è la luna, la seconda sarà saturno, la terza giove e via discorrendo. Sembra complicato ma solo all’inizio, poi è tutto molto semplice. Una soluzione pratica è quella di farsi uno schema fisso che grosso modo ci permette di avere un canovaccio da seguire.

 

 

Tratto da "Mi curo con i gemmoderivati" di Salvatore Satanassi, Humusedizioni 2021