Per capire la visione futura di un'azienda come Remedia, così ancorata alle radici della terra, abbiamo deciso di intervistare Shanti e Shankara, i figli di Hubert e Lucilla, fondatori dell'azienda. I due ragazzi oggi sono soci di Remedia insieme ai genitori e allo zio Salvatore. Le loro radici sono qui. E, sembra, anche i loro sogni futuri.

Avevamo appuntamento oggi alle 8,00.

Come ogni martedì Shanti arriva trafelata e di corsa. Si è alzata all'alba per arrivare a Remedia e, durante il viaggio in solitaria, ha avuto modo di pianificare bene tutti gli impegni della giornata. Appoggia sulla sua scrivania quaderni, faldoni e fogli vari: con coraggio e tenacia ha preso in carico la gestione amministrativa e commerciale dell'azienda e tenta quotidianamente di trovare la strada giusta tra le tante che il presente offre, affinché questa azienda possa andare verso il futuro senza perdere i valori su cui è fondata.

Shankara è più difficile da trovare. Già dalle 6 è nei campi che coordina le attività del cerchio della terra, di cui è responsabile. Quello di Shankara con la natura è un rapporto viscerale, di chi vive con le mani sporche di terra. Lo troviamo sudato e accaldato, ma disponibile e pronto a mettersi in gioco, come sempre.

Leggera e precisa lei, guascone e sanguigno lui, i due fratelli, così diversi e complementari, condividono fin dall'infanzia lo stesso cielo in questi occhi azzurri: quello che ha visto fiorire tante volte la lavanda nei campi qui attorno e ha sempre vissuto la natura con meraviglia e stupore.

Capelli di grano e occhi di cielo. Terra e aria. Questi due ragazzi sono la perfetta sintesi di Remedia.

Iniziamo con le domande.

Qual è il primo ricordo che avete di questa azienda?

SHANKARA: Non ho un primo ricordo, o meglio, essendoci nato e cresciuto tutti i ricordi di infanzia che ho sono collegati a Remedia, da quando andavo a giocare per campi, magari in cerca di insetti sui fiori di lavanda, a quando andavamo tutti assieme a fare i mercatini serali per vendere i prodotti e io e mia sorella a una certa ora ci addormentavamo sotto al bancone dello stand. La mia infanzia è stata vissuta appieno qui e ogni piccolo ricordo mi riporta a questa terra.

SHANTI: Il ricordo che ha accompagnato tutta la mia infanzia è la Natura: ogni gioco, avventura, esperienza era su una pianta, in mezzo a un campo, nel bosco o insieme a gli animali. Il primo ricordo per me è proprio il contatto con piante e animali; il mio sguardo si posava su questi incontri d'amore. Da piccolissima non capivo fosse proprio un lavoro o un'azienda, ricordo che c'era tanto da fare, ma ai miei occhi appariva come un gioco.

Quale pianta vi rappresenta al meglio?

SHANKARA: Mi sento un po' come l'Escolzia, perchè le basta un po' di sole per essere una pianta con molto vigore. Ha una fioritura bellissima e si adatta bene a molte situazioni, senza stressarsi troppo.

SHANTI: Sceglierei il Melo, che è proprio la pianta che hanno piantato quando sono nata... anzi il mio Melo è ancora in giardino di Remedia che cresce insieme a me in questa bellissima avventura.

Qual è la vostra qualità più utile per questa azienda?

SHANKARA: Lavorando nel cerchio della terra, dove si seguono i ritmi della natura che, ahimè, sono sempre più stravolti, penso che una mia qualità sia essere bravo a improvvisare nelle difficoltà mantenendo comunque gli obbiettivi. Davanti ai continui imprevisti mantengo lucidità e capacità di giudizio.

SHANTI: Credo che la mia qualità sia quella di dirigere, non fraintendetemi, non come si intende al giorno d'oggi. Dirigere per me significa condurre e accompagnare le persone verso il sentiero giusto per Remedia. Sento di poter accompagnare questa azienda verso il futuro tenendo conto con rispetto di tutto quello che è stato fino ad ora, ma senza paura di lanciarsi in cose nuove. Tutto questo è possibile perchè ho dei collaboratori fantastici, sempre pronti a mettersi in gioco. Siamo una squadra davvero ricca.

Perché siete rimasti?

SHANKARA: Per portare avanti gli obiettivi di Remedia che da sempre condivido e ammiro, e per rendere un paradiso questo piccolo angolo di mondo che chiamo casa.

SHANTI: Sono anche andata via, ho studiato moda e ho fatto qualche esperienza nel settore. Sono poi tornata in azienda principalmente per un'esigenza: quella di dare il cambio ai miei genitori. Sono ritornata perché comunque non mi piaceva lavorare in ambienti con regole dettate solo dal denaro, e sentivo l'esigenza di essere io per prima a decidere e guidare un'azienda. Ora sento che c'è tanto da fare qui e sono contenta di portare il mio contributo. Amo tantissimo il mio lavoro e questa azienda, ma so che, per come sono fatta, in futuro oltre a Remedia avrò anche una cosa tutta mia, che al momento ho dovuto lasciare un po' in standby ma che a breve sarà pronta per sbocciare: Beijaflor.

Cosa sognate per Remedia?

SHANKARA: Che possa diventare un esempio per più persone possibili di come si possa vivere in armonia con la natura, la terra, le piante, gli animali e le persone senza tralasciare comunque tutte le questioni pratiche quotidiane, ma svolgendole in modo etico e rispettoso anche per l'ambiente che ci circonda.

SHANTI: Che possa esprimersi al meglio, e quindi crescere. Crescere per me significa essere sempre più specializzati in quel che facciamo e riconosciuti da sempre più persone. Crediamo fortemente nel valore di "piccolo è bello" e vi garantisco che questo non cambierà mai.

Cos'è per voi Remedia? Potete usare solo 3 parole

SHANKARA: “Sole, cuore, amore”, no dai (ride, n.d.r). Per me Remedia è: vita, passione, gratitudine.

SHANTI: Amore, dedizione, entusiasmo.

Ci raccontate alcune curiosità simpatiche di quando eravate piccoli?

SHANTI: Ricordo che riconoscevamo chi era andato a fare una consulenza dai miei solo sentendo il profumo o l'odore che lasciava in corridoio. E poi, ogni volta che sentivamo la parola vacanza, ci chiedevamo sempre: “chissà cosa devono raccogliere questa volta il babbo e la mamma”.

SHANKARA: O la volta che avevamo deciso di dormire su un albero! Abbiamo girato tutto il giorno alla ricerca dell'albero con i rami più comodi, e finalmente avevamo trovato la posizione nel sorbastrello. Poi non abbiamo chiuso occhio: era troppo scomodo.