Nel cuore dell’autunno, quando finalmente il corpo può un po’ rilassarsi, visto che non ci sono prove costume in vista, di cosa vogliamo parlare se non della cellulite?! Sì, perché adesso siete un po’ più alleggerite da quella sensazione di inadeguatezza che ella morbidamente conferisce, visto che il costume è riposto nel suo cassetto degli abiti estivi. Nessuno vuole dissuadervi dal vedere la cellulite con i soliti occhi ma quella è la solita minestra, il solito nemico da affrontare con le armi. Forse però ci sono anche altri scenari, altre possibilità diverse dalla guerra, che è un'attitudine decisamente poco femminile. Comunque ora possiamo affrontare la cosa con un po’ più di distacco perché poi più avanti qualcuno lancerà l’allarme della prova costume e con l’ansia tutto è più complicato, specie quando ci si vuole fare due domande introspettive.

Prima di tutto il termine cellulite è ambiguo perché definirebbe un'infiammazione del pannicolo adiposo mentre, nel linguaggio comune, è ormai solo riferita all’inestetismo dato dalla ritenzione di liquidi e lipidi in alcuni punti del corpo, che sembrano creare una pelle cosiddetta "a buccia d’arancia" ma a questi livelli non è di certo una malattia. Vi è insomma un tessuto che immagazzina e tesaurizza, ma in modo passivo e disordinato e con scarsa vitalità. Intanto però potremmo vedere questo accumulo come abbondanza, riserva o, meglio, come potenziale inespresso. Vogliamo infierire ulteriormente?

I messaggi della cellulite

Quando si mangia qualche “schifezza”, usando quindi il cibo per compensare l’amarezza della giornata, diventa facile avere poi anche sensi di colpa, che non fanno altro che aumentare la ritenzione e far decantare i metaboliti e i lipidi proprio lì e, chissà perché, non da qualche altra parte che so, nei polpacci o nella schiena. No, la cellulite viene principalmente su glutei e cosce, muscoli dei centometristi, come se si volesse zavorrare la propria possibilità di fuga. Avete motivi per voler fuggire e qualcosa vi blocca? In ogni caso, in questa ambiguità, si toglie la possibilità di dover scegliere con zavorre che possano scoraggiare la fuga, oppure si zavorra la parte che mette a contatto con il posto fisico dove si siede, per dichiarare meglio la decisione di stare lì a tutti i costi, come a difendere il proprio posto (blocco) o consolidare la propria posizione, oppure, detto con ironia "ci si para il culo!"... il corpo parla per simboli.

Da una parte la cellulite può parlare di un'incapacità di ripartire, di rimettersi in discussione, di rifiorire ma ancora più centrale sarà il motivo inibitore come senso di colpa, scarso valore, perfezionismo, senso del dovere, dipendenza, paura: questi sono i temi centrali su cui interrogarsi, e magari impegnarsi a cambiare.

Uno spunto ulteriore in questo senso può essere ricavato dalle mappe di Kramer e i fiori di Bach: le zone che più spesso sono colpite da questo simbolo di stagnazione corrispondono a fiori come Sweet Chestnut per i glutei e poi Agrimony, Rock Rose, Water Violet, ma anche Vine, Beech, Vervain. Questo parrebbe dire “mi sento oppressa dalla maschera sociale a cui sono assoggettata per paura della solitudine e di non essere accettata”.

Per risolvere sarebbe sufficiente che… no, non facciamo i faciloni. Capita a volte di mettercela tutta ma non sempre si risolvono le cose, oppure per qualcuno risulta un po’ più facile e per qualcun altro meno.

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Ma in Autunno come potremmo prevenire? Si certo, camminando due ore al giorno e mangiando in un certo modo (tristemente)... ma non sentiamoci troppo in colpa, perché c’è anche chi, pur non facendo nulla, non accusa il problema. Quindi anche queste cose potrebbero in una certa misura essere solo palliativi. Forse la cosa migliore è approfonidre la nostra lettura di queso disturbo, per comprendere appieno il messagio nascosto che ci sta sussurando. E chissà, magari sarà la volta buona che ce ne liberiamo o che, con un po' di benevolonza, impariamo a farci pace.

La cellulite: una lettura olistica

Avvicinandosi al cuore dell’inverno la natura ci invita ad un percorso introspettivo e intimo. fatto anche di silenzio e solitudine, per recuperare la nostra parte primigenia. Qui viene in aiuto lo spirito del Cipresso per celebrare la propria essenzialità! Il Cipresso parla al cuore dell’inverno. Il suo messaggio è chiaro: riemergere con fierezza, concentrandosi sull’essenziale. La forma del Cipresso è invidiabile. Perchè? Lui sa rinunciare ad ampie fronde, cioè sa stare senza qualcosa e con rettitudine affronta ciò che comporta. C’è una forte conflittualità con la bellezza estetica perché senza essa si potrebbe anche dover affrontare la paura del rifiuto, della solitudine e dell’abbandono, che il Cipresso lenisce, e, allo stesso tempo, dona quella sicurezza in sé che non ci lascia piangere per ciò che si perde, ma ci fa ringrazare per ciò che si guadagna. Per cui se ne esce a testa alta e in contatto con il proprio fulcro.

Così non serve domandarsi se si è belli, ma si è come si è, con fierezza. Così facendo si dialoga anche con il conflitto stesso della cellulite, almeno quando nasce da un senso di inadeguatezza, dal bisogno di trattenere, e dalla paura di perdere qualcosa. In questo modo riconquinstiamo la nostra forma essenziale ma recuperando anche vitalità ed energia, la stessa energia che mancava ai tessuti interessati dalla cellulite. Così riconquistiamo anche la bellezza intesa come un intimo e positivo rapporto con se stessi, che tuttavia ci rende più magnetici di tutti quei fronzoli che mascherano miseramente la nostra insicurezza.

Se non si tenta questo lavoro su di sé, l’inverno che passa diventa solo una maschera, un tempo di dispersione, un momento per nascondersi, ma prima o poi si rifaranno i conti con quella parte di noi che abbiamo tralasciato. La cellulite in fondo è un tessuto poco vivo, stagnante per così dire, manca di vitalità ed energia, che si ottengono portandovi l’attenzione. I temi sottili che riguardano queste zone sono legati probabilmente a paure profonde di solitudine ed abbandono, magari per non sentirsi belle o adeguate, ferite che ogni donna incontra prima o poi, ma da cui si può anche disostare, se si sa rinascere dalle ceneri dell’immagine che non corrisponde alle aspettative.

Belle da morire... per rinascere

Bando alle ciance, abbiamo tante vie per giungere a destinazione, purché sia abbia voglia di percorrerle. Non serve litigare con il proprio corpo e con le proprie cellule, fare cioè una cellu-lite poiché si aggraverebbe ancora di più la situazione.

Si può apportare vitalità, che da una parte contrasta direttamente la parte fisica del problema e dall’altra ci mette nelle condizione anche psichiche di reagire, di trovare coraggio per affrontare uno dei demoni più temibili scaturito dal giudizio. Sicuramente lo spirito del Cipresso interpreta bene le paure profonde che si celano in questo problema di abbandono, solitudine e morte, aiutandoci a trascenderle.

Anche lo spirito del Melo aiuta a superare il giudizio per passare più rapidamente all’essere invece che l’apparire e celebrare ciò che si è, incontrando in quelle circostanze la vera bellezza e superando con un po’ di fortuna anche le paure che vi si celano dietro. Tuttavia in questa stagione, anche per dare un ordine cronologico al nostro percorso, sarebbe più sensato fluire con quella introspezione profonda capace di dissuadere le nostre paure profonde, permettendo al goffo bruco di chiudersi in un bozzolo, nel buio e nel profondo della morte, per ritrovare la propria fiammella interiore e rinascere farfalla, donna, femmina, padrona del proprio volo, della propria grazia e della propria bellezza. Suvvia belle fenici, dopo la morte la vita vi aspetta!

Però non fatelo per la cellulite, non ne vale la pena. Basterebbe che ogni donna se la tenesse e la mostrasse con orgoglio per cambiare in qualche anno gli stereotipi sociali. Affrontate, se volete, le vostre paure, magari con il supporto di fiori o spiriti degli alberi, ma per voi stesse, per dare finalmente libertà alla dea che incarnate. Solo così farete bene anche al mondo, non certo con le vostre lotte a tu per tu contro la cellulite o altri messaggeri del profondo. Quando sarete a contatto del vostro potere chissà che anche lei non diventi effige della vera femminilità e simbolo del trono che occupate con coraggio e fierezza.

Poi è vero la liscezza è bella, ma è anche piatta. Le insenature e i frastagliamenti hanno il fascino del mistero, sono magnetici più di ciò che è piatto. Insomma la cellulite non è il problema: è una possibilità per conoscersi, amarsi, superarsi e volare... e se cadrete non vi accadrà nulla, perché avrete comunque il culo parato!

di Salvatore Satanassi,
naturopata